Fino a poco tempo fa la parola ‘bullismo’ era sulla bocca di moltissimi giornalisti: i servizi ai telegiorali si susseguivano uno dopo l’altro e gli psicologi ed esperti del settore continuavano a dare la propria opinione in merito.
Tuttavia anche se se ne parla di meno, il fenomeno non ha cessato di esistere, anzi. Perché il bullismo non è solo qualcosa che si manifesta a livello fisico, con percosse e furti. Al contrario si può anche intendere come un fenomeno che va a minare la psiche della vittima, costantemente bersaglio di prese in giro e commenti poco gradevoli.
E’ il caso di una ragazzina romena che, trasferitasi da poco da Ospedaletto Euganeo a Solesino, si è ritrovata completamente emarginata nella sua nuova casse di seconda media.
Forse, in questo caso, ci si è messo anche un alto grado di razzismo all’interno della classe, poiché i compagni erano abituati a rivolgerle insulti come ‘Puzzi di rumena’.
E’ partita la “Settimana contro la violenza” una iniziativa dei ministri Gelmini e Carfagna che si concluderà domenica 18 ottobre che promuove una serie di iniziative di informazione e sensibilizzazione nelle scuole contro il fenomeno del bullismo. Negli ultimi 12 mesi, sono stati segnalati trecentodue casi, senza distinzione di sesso, è in forte crescita il cosidetto “bullismo rosa”.
E’ previsto, inoltre, un concorso, rivolto agli studenti per la realizzazione della campagna di comunicazione “Io dico no alla violenza”, i cui elaborati dovranno essere inviati entro il primo febbraio 2010 su temi legati al contrasto di ogni forma di violenza fisica e psicologica da diffondere in tutte le scuole e attraverso le principali testate giornalistiche e televisive.
Questa vicenda accaduta a Monteforte in provincia di Verona è un mix di quelle che si possono definire le manie degli ultimi anni: stalking e bullismo. Ancora una volta internet è usato impropriamente, e la risposta alla persecuzione è una violenta giustizia fai da te.
Protagonisti due giovani. Il ragazzo di 25 anni aveva cominciato a molestare in chat la ragazza, al punto tale che quest’ultima esasperata ha messo su una vera e propria spedizione punitiva per metter fine alla persecuzione. Ignaro di tutto il ragazzo si è presentato ad un appuntamento che in realtà era una vera e propria trappola. Oltre alla ragazza si è trovato di fronte il fratello di lei ed altri tre giovani, alcuni minorenni, che lo hanno aggredito e rapinato di cellulare e 170 euro. I carabinieri sono dovuti intervenite per fermarli.
I giovani di oggi sono ormai consumatori assidui di alcol e droghe leggere oltre ad essere troppo spesso protagonisti di violenza e bullismo. E’ quanto emerso dall’indagine della Società italiana di Pediatria su Abitudini e Stili di vita degli adolescenti.
Gli adolescenti di oggi sono, inoltre, web-dipendenti, vivono costantemente connessi e collegati cosiddetti socialnetwork come Facebook o Myspace. Molti scaricano video, musica… ma cercano anche sesso.
Un quadro davvero poco confortante che lascia intravedere il futuro di una società che non sa cosa siano veramente le integrazioni e la comunicazione fra persone ed alimenta una ingente stato di solitudini.
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Non stare al loro gioco protresti farti male…
Finalmente in Italia un film sui giovani che descrive il loro mondo in una chiave nuova! Siamo lontani dalle atmosfere buoniste di “Notte prima degli esami” e i suoi fratelli. L’atmosfera è decisamente diversa. “Un gioco da ragazze” è l’opera prima del regista Matteo Rovere, racconta la storia di alcune studentesse che dietro alla facciata di figlie perbene, nascondono una vita dissoluta e un animo senza scrupoli. Ovviamente non sono modelli da seguire nella vita reale, ma sono indiscutibilmente verosimili i comportamenti riproposti nel film.Le protagoniste sono, infatti, a metà tra la “Mean girl” e le bulle di quartiere. Un cast di volti nuovi Chiara Chiti, Desiree Noferini, Nadir Caselli, Chiara Paoli e la presenza di Filippo Nigro (Ris – Delitti imperfetti).
Non aggiungiamo altro perchè il trailer del film in uscita nelle sale italiane il 7 novembre rende l’idea di ciò che vi abbiamo appena accennato. Un gioco da ragazze, il trailer
Un’episodio a metà tra bullismo e razzismo. Vittima una sedicenne marocchina picchiata da altrettante coetanee, tutte ragazze, su un bus a Varese.
La ragazza marocchina è stata accerchiata, aggredita e picchiata per aver occupato un posto definito “non suo” su un bus a Varese. Soccorsa e portata all’ospedale da un gruppo di volontari della “city angels”, le sono state riscontrate numerose echimosi e microfratture, il padre della ragazza ha sporto denuncia.
Le questioni di cuore finiscono in una rissa tra bulli. E’ così che a Genova una baby-gang ha pestato uno studente di 16 anni e filmato (ormai come un rito) con il cellulare. Tutto perchè questo giovane avrebbe soffiato la ragazza di uno degli aggressori. Ora i 2 teppistelli sono stati denuciati per lesioni e minacce. All’ospedale di Genova, infatti, al malcapitato è stato diagnosticato un trauma cranico con una prognosi di 20 giorni. Insomma se da un lato si condanna il gesto, la storia se vogliamo ha una nota “romantica” (non certo per il 16enne) Chissà lei cosa ne pensa di essere stata una donna contesa per amore.
Nuovo episodio di violenza scolastisca. Stavolta ai danni di un professore. L’increscioso episodio è accaduto a Novara. Un 14enne ha aggredito il professore che lo aveva rimproverato durante la lezione. L’alunno ora è stato denunciato e sospeso. Lo ribadiamo si continua a versare acqua sul bagnato. Il disagio e la violenza che i giovani hanno in sè è come una bomba pronta ad esplodere da un momento all’altro. Non importa chi si ha di fronte.
“Un ko – ha commentato il docente al quotidiano La Stampa – che ha annullato 37 anni della mia vita di insegnante. Lo zigomo mi duole, ma la ferita che ora mi porto dentro è molto più profonda. E’ un ragazzo – continua – che avevo anche aiutato nei momenti più difficili”.
Fa rabbrividire la notizia di un nuovo episodio di bullismo tra minori. Il fenomeno è tutt’altro che destinato a sparire. La cronaca delle ultime ore ci racconta di un bambino legato ad un albero da una
Baby gang di tredicenni del cremonese che lo denuda e gli urina addosso.
Nei dettagli, ieri, questa banda conosciuta in paese con il nome di Tco, i ragazzini frequentano la scuola media del paese, ha messo in atto un piano già organizzato, molti, dicono, sapevano della violenza, prima che avvenisse. L’undicenne sarebbe stato, difatti, accompagnato da un tredicenne nel parco del paese, qui immobilizzato dal gruppo che lo ha legato con del nastro adesivo a un albero, e denudato, urinandogli adosso.
Si dice che la scuola e la famiglia dovebbero essere i luoghi in cui questi episodi andrebbero controllati e repressi. Il problema è che nessuno si accorge di ciò. Ma in questo caso è ancora più grave perchè addirittura questa Baby gang era conosciuta in paese ed ha pure un nome. Pertanto è inutile parlare a vuoto, l’aria fritta non serve! Ministri che fate riforme come se piovesse attenzione!
Violenza sessuale di gruppo. La preoccupazione cresce se si pensa che questi episodi avvengano di recente tra coetanei. A Bari una ragazza di 15 anni è stata aggredita su un autobus da un diciassettenne, mentre i suoi compagni lo coprivano e allo stesso tempo approvavano con cori e fischi quanto stesse accadendo in quel momento. Il ragazzo è stato fermato insieme al branco. Come se nulla fosse ha dimostrato strafottenza e sicurezza all’arresto. Sintomo di una società in cui non ci sono più punti di riferimento sicuri. La legge ha perso “efficacia” non è temuta. Ormai si crede di poter farla franca con poco.