Professoressa diffamata sul social network Facebook, pericolo per la privacy?


Ai miei tempi quando un professore ti stava antipatico, lo si prendeva in giro con i compagni di classe all’ora della ricreazione facendogli una imitazione che prendeva di mira le sue caratteristiche e finiva lì con grandi risate per tutti.
Oggi nell’epoca di internet tutto ciò è solo un lontano ricordo sbiadito. Un’altra generazione. E’ di questi giorni la notizia che a Piacenza una professoressa è stata insultata su Facebook da cinque suoi studenti minorenni. I ragazzi, tutti minorenni, avevano creato un gruppo apposito all’interno del social network, pubblicando illecitamente una fotografia della donna e ricoprendola di insulti. Il gruppo di ragazzi età compresa tra i 14 ed i 15 anni è incappato nella denuncia della professoressa che si è accorta di essere suo malgrado protagonista del web con commenti ingiuriosi, accessibili a tutti sulla sua persona, i ragazzi avevano anche pubblicato la fotografia della professoressa senza il consenso dell’interessata. La donna ha sporto denuncia presso la Polizia Postale, che ha rintracciato i giovani per mezzo dei loro profili su Facebook. Anche un sesto ragazzo aveva partecipato alla creazione del gruppo, ma non avendo ancora compiuto i 14 anni al momento del misfatto, non è stato possibile coinvolgerlo nella denuncia. Gli studenti, e per il fatto di essere minorenni, i loro genitori dovranno rispondere di diffamazione, e dovranno risarcire l’insegnante.
Alcune riflessioni. La colpa tutto sommato è di chi non vigila sul contenuto dei profili soprattutto se di dominio pubblico. In questo caso Facebook non ha tenuto conto della violazione della privacy dell’insegnante e non ha vigilato sul tipo di contenuto. E’ una “lezione” che dovrebbe imparare per controllare che l’uso del social network sia lecito e non uno strumento per diffamare qualcuno. Inoltre questi colossi del web garantiscono sul serio la tutela della privacy dei loro iscritti? Tutti i dati personali che sono contenuti nei loro data base, sono o non sono un archivio online “mondiale” a cui chiunque può accedere?

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Adolescenti e sesso, dati-shock

Il 14% degli adolescenti ha rapporti sessuali prima dei 15 anni, quasi il 25% degli adolescenti tra i 15 e i 19 e il 45% tra i 20 e i 24 anni è HPV-positivo, ci sono più di 745.000 gravidanze sotto i 20 anni solo negli Usa ogni anno, e circa 100.000 ragazze tra i 10 e i 24 anni si sono rivolte a un Pronto Soccorso dopo aver subito una violenza sessuale sempre solo negli Usa. Sono solo alcuni dei dati contenuti in un Rapporto pubblicato dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) sui comportamenti sessuali della popolazione tra i 10 e 24 anni negli anni 2002-2007. Tale resoconto impone un paragone tra la popolazione di adolescenti e giovani adulti statunitensi e quella italiana che – sebbene ancora “frenata” dai tabù di una società meno promiscua ed eterogenea rispetto a quella dei coetanei americani – evidenzia trend simili in fatto di comportamenti sessuali a rischio e relativi effetti sulla salute. Una recente indagine condotta dalla SIGO (Società Italiana Ginecologia e Ostetricia) su un vasto campione di adolescenti italiani con caratteristiche eterogenee, riporta dati preoccupanti sui rischi per la salute sessuale e riproduttiva dei giovani della penisola: abbassamento a 17 anni dell’età media del primo rapporto sessuale; una generazione gravemente disinformata, di cui solo il 58% è a conoscenza di altre malattie a trasmissione sessuale oltre all’AIDS; un 80% di under 17 che non ha ancora effettuato la prima visita ginecologica e che preferisce informazioni on-line.

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